Responsabilità del datore di lavoro e del RSPP tra TUSL e Decreto Lavoro

Nina CATIZONE
CONSULENTE DEL LAVORO
Nina Catizone
CONSULENTE DEL LAVORO
Vai ai contenuti

Responsabilità del datore di lavoro e del RSPP tra TUSL e Decreto Lavoro

NINA CATIZONE
Pubblicato da Catizone Nina in Impresa e mercato · 19 Luglio 2023
Due dati sono incontrovertibili. Il primo è che, in forza dell’art. 17, comma 1, lettera a), D.lgs. n. 81/2008, “il datore di lavoro ha l’obbligo giuridico di analizzare e individuare, secondo la propria esperienza e la migliore
evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all’interno
dell’azienda e, all’esito, deve redigere e sottoporre periodicamente ad aggiornamento il documento
di valutazione dei rischi, all’interno del quale è tenuto a indicare le misure precauzionali
e i dispositivi di protezione adottati” (così, ad es., Cass. 25 giugno 2021 n. 24822).
Secondo dato: l’art. 29, comma 1, D.lgs. n. 81/2008, nel tentativo di agevolare il datore di
lavoro, prevede che egli effettui la valutazione dei rischi ed elabori il relativo documento in
collaborazione con l’RSPP, oltre che con il medico competente (da nominare, quest’ultimo,
stando all’art. 14, comma 1, lettera a, D.l. 4 maggio 2023, n. 48 in corso di conversione
al Senato, anche “qualora richiesto dalla valutazione dei rischi”).
Resta il fatto che oggi comeoggi, nelle aziende, nelle società per azioni così come nelle imprese
pubbliche, il datore di lavoro si individua a prescindere dal possesso di competenze
tecniche. Ed è facile prevedere che non basterà nemmeno la formazione del datore di lavoro
pur prevista dall’art. 37, comma 7, D.lgs. n. 81/2008, modificato dalla Legge n. 215/2001,
sulla base di un Accordo Stato-Regioni peraltro non ancora adottato malgrado la scadenza
del termine del 30 giugno 2022. Né basterà quel comma 4-bis inserito dal D.l. Lavoro
nell’art. 73, D.lgs. n. 81/2008 che pur si preoccupa di imporre al “datore di lavoro che fa
uso delle attrezzature che richiedono conoscenze particolari di cui all’articolo 71, comma
7” di provvedere “alla propria formazione e al proprio addestramento specifico al fine di
garantire l’utilizzo delle attrezzature in modo idoneo e sicuro”.
Si spiega allora come mai alcune pronunce della Corte di Cassazione siano venute in soccorso
del datore di lavoro, erigendo un argine difensivo. Pronunce per di più particolarmente
autorevoli. Per prima, la celebre sentenza Lovison del 21 dicembre 2012, n. 49821 rappresentò
il “caso del SPP che manchi di informare il datore di lavoro di un rischio la cui
conoscenza derivi da competenze specialistiche”, e sostenne che, “in situazioni del genere,
pare ragionevole pensare di attribuire, in presenza di tutti i presupposti di legge ed in particolare
di una condotta colposa, la responsabilità dell’evento ai componenti del SPP”,
sotto pena altrimenti “di far gravare sul datore di lavoro una responsabilità che esula dalla
sfera della sua competenza tecnico-scientifica”. Per mano del medesimo estensore, nel
caso ThyssenKrupp, la Corte Suprema, addirittura a Sezioni Unite, nella sentenza del 18
settembre 2014, n. 38343 mise in luce la responsabilità del RSPP “che manchi di informare
il datore di lavoro di un rischio la cui conoscenza derivi da competenze specialistiche”,
e sottolineò che “una diversa soluzione rischierebbe di far gravare sul datore di lavoro
una responsabilità che esula dalla sfera della sua competenza tecnico-scientifica”.
Tutto bene allora per il datore di lavoro? Non proprio. Perché questa apertura verso il datore
di lavoro non trova riscontro in una linea giurisprudenziale eloquentemente abbracciata pochi
giorni or sono da Cass. pen. 18 maggio 2023, n. 21153. La Sez. IV fa riferimento
“agli infortuni che siano da ricollegare alla mancata valutazione del rischio ovvero alla
mancata adozione delle misure previste nel relativo documento”. Rileva che “la responsabilità
deve essere configurata in capo al datore di lavoro”, e che il RSPP “può essere ritenuto
responsabile, in concorso con il datore di lavoro, del verificarsi di un infortunio, ogni
qual volta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli
avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione
faccia seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle iniziative idonee a neutralizzare
tale situazione”. Con riguardo al caso di specie, prende atto che “l’infortunio è stato ricondotto
causalmente ad una carente valutazione del rischio collegato alle mansioni svolte
dal lavoratore dipendente”, e afferma che “la valutazione del rischio è funzione tipica del
datore di lavoro, non delegabile neppure attraverso il conferimento di una delega di funzioni
ad altro soggetto e le eventuali carenze nell’attività di collaborazione alla redazione
del DVR da parte del RSPP possono, al più, comportare una responsabilità concorrente,
ma non esclusiva, di quest’ultimo”. Ed altrettanto eloquente è Cass. pen. 5 giugno
2023, n. 23986 che, nel confermare la condanna dell’amministratrice delegata e
dell’RSPP di un’azienda alimentare per l’infortunio occorso a un lavoratore addetto a un
macchinario privo di adeguata protezione, sottolinea che l’RSPP, “pur svolgendo all’interno
della struttura aziendale un ruolo non gestionale ma di consulenza, ha l’obbligo giuridico
di adempiere diligentemente l’incarico affidatogli e di collaborare con il datore di lavoro,
individuando i rischi connessi all’attività lavorativa e fornendo le opportune indicazioni
tecniche per risolverli”. Ma subito aggiunge che “il datore di lavoro, avvalendosi della consulenza
del RSPP, ha l’obbligo giuridico di analizzare e individuare, secondo la propria
esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente
presenti all’interno dell’azienda e, all’esito, deve redigere e sottoporre periodicamente
ad aggiornamento il DVR all’interno del quale è tenuto a indicare le misure precauzionali e
i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori”. Ed è tutto
dire che viene ritenuta la responsabilità dell’amministratrice delegata, pur se “il ruolo
datoriale ricoperto era cessato qualche giorno prima dell’infortunio.


Sede Legale

STUDIO CATIZONE
CONSULENTE DEL LAVORO
Iscritta Albo Consulenti
del Lavoro di Roma n. 5043

Via Cernaia, 27 - Torino
Largo Pietro Vassalletto, 6 - Roma
Via Gramsci, 32 - Alessandria
Ufficio centrale

+39 344 14 23 549
studiocatizone@studiocatizone.it

Torna ai contenuti